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la vergogna della classe lavoratrice

La vergogna della classe lavoratrice


Il recente, grave e vergognoso, fatto dove un operaio agricolo con un braccio mozzato a causa di un grave infortunio sul lavoro, è stato  abbandonato sulla strada dal suo datore di lavoro, solo la C.G.I.L. si è prontamente mobilitata. Solo la C.G.I.L.  insieme alle altre forze politiche di sinistra mentre gli altri sindacali e le forze politiche della destra se ne sono stati buoni e tranquilli.
Tra tutti i sindacati presenti in Italia: quelli confederali e quelli "autonomi" (da chi o da che cosa siano autonomi non è dato  sapere), ne esiste uno, uno solo degno di questo nome: è la C.G.I.L (Confederazione Generale Italiana del Lavoro)!
Questo sindacato, il più forte e quello nato prima di tutti gli  altri, continua a distinguersi per la presenza in tutti i luoghi dove.i diritti dei lavoratori  vengono calpestati. La C.G.I.L. non è la vergogna della classe lavoratrice: la vergogna è la presenza di tutti gli altri sindacati. Alcuni di questi si distinguono per la storica sudditanza verso la vecchia Democrazia Cristiana, altri verso ogni tipo di governo esistente, altri verso gli interessi del padronato, altri ancora verso i propri interessi di casta, infischiandosene del del bene  comune. 
Una parte  dell'opinione pubblica sollecita la creazione di un sindacato unico, ignorando che questo sarà possibile solo quando sarà possibile la creazione di obiettivi comuni,quando la loro politica sociale e contrattuale sarà unica, quando la vertenzialità sarà indirizzata verso obiettivi condivisi, quando amici ed avversari saranno gli stessi. Oggi non è possibile! Oggi esistono sindacati tolleranti, quando non amici, verso il padrone ed il governo che li rappresenta, ed altri così tiepidi da non disturbare nessuno!
E' utile ricordare, per coloro che se ne fossero dimenticati,  che negli anni '70 e '80 del secolo scorso vi è stato un tentativo di unità sindacale. Le tre confederazioni sindacali avevano avviato un processo di unità che partendo da comuni posizioni giungeva a forme di lotta e risultati altrettanto comuni. Era il periodo che  doveva sfociare nell'unità organica del sindacato, nella creazione di un'unica sigla. Era il periodo del “volemose bbene”! Ma che fine ha fatto quel progetto? Le differenze politiche (e partitiche) hanno avuto la meglio: sulla riforma della scala mobile, fortemente penalizzante per i lavoratori,  la cisl e la uil si sono distinte negativamente per la loro decisione di appoggio all'allora tragico governo Craxi ed alla Confindustria. Dal progetto unitario si sono poi rispettivamente allontanate, con vari pretesti,  prima la uil e poi la cisl, lasciando la C.G.I.L. che, col cerino in mano, ha dovuto constatare il decesso del progetto unitario. Oggi il sindacato deve stare nella società, tra la gente, e non solo nei luoghi di lavoro, deve saper raccogliere il disagio, le difficoltà del vivere e trasformare questa spinta in proposte di cambiamento. La contrattazione non deve più stare soltanto nei luoghi di lavoro per la soluzione di problemi economici e normativi, ma nella società perché è proprio là che i lavoratori si vedono annullare le conquiste sindacali. Fare questo significa “fare politica” checché ne dicano cisl, uil, ed  i vari ducetti! 

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