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Comandi, sior paròn!

Comandi, sior paròn!

La patria dei sindaci sceriffi (chi ricorda il sindaco-sceriffo del comune di Treviso - tale Giancarlo Gentilini - noto per passare parte del suo tempo sulle strade cittadine per controllare se gli operai del Comune lavoravano alacremente, o  se battevano la fiacca); le ronde padane; le campagne elettorali passate più a parlare di immigrati che di politica. Fino al secolo scorso è stata una regione ad alta percentuale di emigrazione: i veneti emigravano in tutto il mondo in cerca di lavoro. E' stata una regione a bassa scolarità e ad alto tasso di religiosità, serbatoio inesauribile di voti per il partito democristiano.

E' spiacevole dirlo, ma è stata una regione di poveri cristi, obbedienti e servili: "Comandi, sior paròn!", dove scioperi, lotte e contestazioni sociali sono passati come l'acqua sugli specchi. Oggi continua ad essere una ragione a bassa scolarità, i poveri cristi sono rimasti tali, la scelta politica si è riversata dalla democrazia cristiana alla Lega e da terra di emigrazione si è trasformata in terra di immigrazione.  Ma le caratteristiche dei veneti non sono migliorate, tutt'altro! Da emigrati timidi e col 'cappello in mano' si sono trasformati in "paron", in aguzzini arroganti, in pericolosi razzisti ed in sfruttatori della povera gente. Le cronache dei media sono ricche di particolari sul trattamento che questi neo ricchi riservano agli immigrati, l'ultima delle quali è quella avvenuta in provincia di Latina, dove un agrario, dal chiaro cognome di origine veneta, si è reso responsabioe di un gravissimo fatto criminoso commesso ai danni di un bracciante origine indiana.  Dall'ex sindaco di Treviso, che invocava i carri merci piombati per allontanare gli immigrati, all’ex presidente della medesima provincia che auspicava la fucilazione immediata di tre serbi trovati a rovistare tra le macerie di una alluvione è tutto un fiorire di criminali dichiarazioni contro gli extracomunitari. E perché non ricordare la giusta condanna a quattro mesi di galera per la frase razzista rivolta ad alcuni immigrati da un capotreno delle ferrovie dello stato. "buttate fuori questi neri qua, altrimenti non faccio partire il treno"? Un'offesa che l'uomo, residente a Verona, aveva rivolto a due passeggeri nigeriani, saliti alla stazione di Padova, e alla fine costretti a scendere dal convoglio nonostante fossero provvisti di regolare biglietto.  Quando si potrà leggere che due leghisti sono stati fatti scendere dal treno perché ... leghisti? Ma non è finita. Ancora a Treviso (città e provincia che era è balzata agli onori della cronaca per questi vomitevoli comportamenti) si leggeva che "i musulmani che frequentano alcune moschee della provincia denunciano di aver subito nelle scorse settimane una vera e propria schedatura di massa, con agenti delle forze dell'ordine che all'uscita dai luoghi di culto, dopo la preghiera, hanno chiesto loro i documenti" (fatti avvenuti a Cornuda ed a Castelfranco Veneto). Quando si potrà leggere che le forze dell'ordine hanno chiesto il controllo dei documenti ai leghisti all'uscita dalle loro chiese? Da qualche anno questa regione si distingue anche per altre ignobili ragioni: le pratiche commerciali scorrette.  L'Antitrust aveva elevato severe sanzioni alle aziende venete per la vendita porta a porta di tessere sconto fasulle. Imprese che tramite telefonate ingannevoli e visite a domicilio, facevano credere di regalare tessere fedeltà gratuite e invece facevano firmare contratti a partire da duemila euro, per l'acquisto inconsapevole di tovaglie, lenzuola ed ammenicoli vari. Chi si ricorda che sono state sanzionate alcune di queste aziende, per un totale di alcune decine di migliaia di euro?  Quando si potrà leggere che la scolarità, l'onestà ed il conseguente grado di civiltà di questi veneti, si sarà avvicinato alla media nazionale? E per finire, perché non porre  in risalto l’esito di un vecchio referendum sull’autonomia del Veneto? Perché tacere sull’adesione (una adesione ‘bulgara’) al “sì” per l’indipendenza oltre che per la trasformazione del Veneto in una regione a statuto speciale? Se il Veneto cercherà, in un prossimo futuro, di uscire dall’unità nazionale e abbandonare  l’Italia perché credono di avere un’altra cultura, un’altra lingua che - dicono - poco hanno in comune con quella nazionale, sappiano che molti connazionali saranno d’accordo. Non saranno rimpianti! Italiani, connazionali: rafforziamo la nostra memoria affinché l'Italia diventi migliore!  









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