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C'è del marcio in Occidente?

 C'è del marcio  in Occidente?

Questa è la domanda che si pone Piergiorgio Odifreddi, il noto intellettuale. La risposta è si! Il marcio esiste, eccome! (e il Belpaese in questa tragica classifica, non è secondo a nessuno). Sempre più spesso si sente parlare di una superiore civiltà occidentale (ma superiore a chi, ed a che cosa?), la liberaldemocrazia è il modello a cui tutto il mondo si dovrebbe conformare. Questo ci da il diritto di definire dittature ogni esperienza diversa dalle nostre. Piergiorgio Odifreddi offre una lettura molto diversa della realtà, la sua è una critica radicale, ovverosia contesta alla radice le convinzioni sulla superiorità occidentale, dimostrando che tanto di quello che c’è stato di esecrabile nella storia è fatto o è stato fatto proprio dall’Occidente. Nel Mein Kampf, di Hitler, come come anche nel  genocidio degli amerindi, operato dai coloni europei,  si può parlare di un olocausto che non ha riguardato solo il Nord America ma tutto il continente. In tema di colonialismo Karl Marx scriveva che nelle colonie il sistema capitalista si presentava con la sua vera faccia di profonda ipocrisia,di intrinseca barbarie della civiltà borghese. Lo studio della storia dimostra che i campi di internamento non sono stati inventati dal nazismo ma erano una pratica comune delle potenze occidentali che, mentre sostenevano di portare la civiltà in regioni sotto sviluppate, mentre, in realtà,  continuavano a depredarle. In questo quadro anche l’Italia si fece notare per la ferocia con cui operò in Africa e nei Balcani. Il colonialismo non è finito con la stagione della de-colonizzazione, perché da allora è iniziata una nuova fase storica in cui Paesi, formalmente sovrani, è continuata come se nulla fosse lo sfruttamento dall’Occidente. Odifreddi denuncia i limiti delle nostre democrazie non solo nel nostro rapporto con il resto del mondo ma anche nel funzionamento interno. La democrazia vive non solo nel rispetto dei diritti civili ma anche nel riconoscimento dei diritti sociali, la crescita delle diseguaglianze con poche persone che possiedono ricchezze enormi è una stortura democratica. L’aumento delle diseguaglianze, si accompagna a un calo degli elettori, sempre meno interessati alla  vita sociale.




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